Trasparenza delle pratiche commerciali della filiera agrumicola

L’Italia è uno dei principali attori, nel Mediterraneo, per produzione di agrumi.

In termini percentuali, le regioni maggiormente interessate dalla filiera agrumicola sono la Sicilia e la Calabria.

L’80 per cento delle superfici coltivate e il 65 per cento delle aziende del settore, infatti, sono concentrate nei citati territori. Le produzioni annuali sono caratterizzate da una forte variabilità a causa dei cambiamenti climatici e di problemi di tipo fitosanitario. Anche i prezzi soffrono di una spiccata volatilità che si è accresciuta nell’ultimo biennio, soprattutto per i prezzi all’origine.

Più in generale, il settore ortofrutticolo, componente fondamentale dell’agricoltura italiana, risulta contraddistinto da stagionalità molto evidenti, forti fluttuazioni dei prezzi e da un’elevata frammentazione produttiva. Elementi, questi, che limitano la capacità competitiva dell’ambito economico di riferimento e che collocano in difficoltà le aziende agricole, la cui redditività risulta negativamente influenzata da un appiattimento verso il basso dell’offerta per l’acquisto dei prodotti stessi.

Per quanto riguarda la catena del valore per i prodotti freschi, secondo i report di Ismea Mercati, su 100 euro di prodotti freschi acquistati dal consumatore, 22 euro vanno agli imprenditori agricoli a cui vanno sottratti ammortamenti e salari, si arriva cosi all’utile finale per l’imprenditore agricolo che è pari a 6,3 euro.

Al contempo l’utile per i settori commercio e trasporto è di 16,9 euro e quello degli altri settori 6,8 euro.

Orbene, è palesemente evidente la posizione di svantaggio in cui versano i produttori e gli imprenditori agricoli.

In questi anni qualcosa si è fatto, difatti sotto il profilo normativo, occorre fare riferimento all’articolo 10-quater del decreto legge 29 marzo 2019, n. 27, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2019, n. 44, il quale disciplina i rapporti commerciali nell’ambito delle filiere agroalimentari. In particolare, il comma 1 prevede che, con modalità stabilite con un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, i contratti stipulati obbligatoriamente in forma scritta aventi ad oggetto la cessione di prodotti agricoli.

Il comma 2, inoltre, rimette all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) l’elaborazione mensile dei costi medi di produzione dei prodotti agricoli sulla base della metodologia approvata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Questo prezioso strumento messo a disposizione da ISMEA attraverso il monitoraggio e la rilevazione settimanale dei prezzi all’origine delle produzioni nazionali (per gli agrumi: arance, bergamotto, clementine, mandarini e limoni) ad oggi per la stragrande maggioranza dei produttori è per lo più sconosciuto, favorendo in tal modo la presenza di figure di intermediazione commerciale (raccoglitori, sensali, grossisti) che da un lato profittano proponendo prezzi troppo bassi e dall’altro allungano e sfilacciano la filiera agrumicola riducendone la competitività.

A quanto sopra si aggiunga che, secondo i report di ISMEA Mercati, la maggior parte delle 30 OP agrumicole ha un fatturato inferiore ai 10 mln euro e non incidono sull’aggregazione dell’offerta e sulla valorizzazione della produzione.

Infine, la destrutturazione della filiera agrumicola ostacola le politiche di filiera per la valorizzazione del prodotto, favorendo così la volatilità del prezzo del prodotto nazionale lasciando spazio alle produzioni europee più competitive, difatti il mercato europeo è dominato paesi leader mediterranei che determinano il prezzo internazionale.

Il mercato italiano subisce quindi l’andamento e le quotazioni dei principali produttori (si veda la Spagna che rappresenta il 50% delle importazioni italiane)

Sarebbe auspicabile un intervento del legislatore finalizzato a vietare i comportamenti del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose che determinino in contrasto con il principio della buona fede e della correttezza, prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione medi dei prodotti oggetto delle relazioni commerciali e delle cessioni da parte non solo degli imprenditori agricoli, ma di tutti i fornitori presenti nella catena.

Sarebbe utile allestire un quadro per il commercio nella filiera agroalimentare che assicuri ulteriormente un clima di competitività e fiducia vitale per lo sviluppo delle imprese, favorendo e incentivando gli attori della catena a stipulare, su un apposita piattaforma pubblica, contratti scritti e ad attenersi o comunque non andare al disotto dei prezzi forniti da Ismea Mercati.

All’interno della piattaforma far avvenire le trattative commerciali con proposta di acquisto e relativa accettazione secondo i prezzi puntuali e aggiornati forniti da Ismea Mercati per prodotto e per piazza di riferimento.

I documenti contenenti la proposta di acquisto e la relativa accettazione di cui sopra dovranno costituire parte integrante del contratto di vendita dei prodotti agricoli redatto a norma dell’ art. 62 D.L. 24 gennaio 2012.

All’interno della piattaforma, in riferimento a ogni singola trattativa dovranno essere inoltre inseriti copia del contratto di vendita, copia dei pagamenti effettuati secondo i termini perentori di 30 giorni di cui all’art. 62 comma 3, nonché copia del DURC di entrambe le parti della trattativa.

La piattaforma gestita e coordinata da MPAF, Ismea e Ministero del lavoro assolverebbe molteplici funzioni ovvero:

a) Il controllo del Ministero delle Politiche agricole sarebbe finalizzato a garantire entrambe le parti della trattativa e a controllare l’esatto adempimento previsto dalla normativa di cui all’art. 62 D.L. 24 gennaio 2012.

b) Il controllo dell’Ismea sarebbe finalizzato, da una parte a fornire dati certi e puntuali sui prezzi dei prodotti agricoli e dall’altra a effettuare indagini conoscitive sulle quantità di prodotto venuto a livello nazionale.

c) Infine il controllo del Ministero del lavoro con la previsione del DURC obbligatorio per la transazione, assolverebbe un filtro all’ingresso per le imprese non in regola con gli obblighi contributivi e previdenziali.

fonti consultate per l’articolo:

ISMEA – Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare  è un ente pubblico economico nazionale sottoposto alla vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) presso Senato della Repubblica

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